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Cesare Pavese
Provenienza: Archivio Sini - Torino Molto spesso, la fotografia diventa il mezzo per conservare la memoria, per prendere appunti, ma anche per esprimere un giudizio.
Prima di ogni scatto, avviene quasi sempre una fase di selezione: l’inquadratura, il soggetto, il punto di vista.
Si tratta di una fotografia che assume la forma della delega, è a lei che lasciamo il compito di ricordare, mentre siamo impegnati a fare altro.
Nell’album di famiglia, la fotografia diventa documento della crescita, espressione delle speranze, delle delusioni, dei sensi di colpa di persone legate da un vincolo forte e da rapporti che condizioneranno, nel bene e nel male, la loro vita futura.
Non c’è più una semplice immagine ma un contesto forte che crea un gioco di rimandi e di di interpretazioni. Queste immagini, tratte dall’album privato della Famiglia Pavese assumono, in questo contesto, un significato del tutto particolare e ancora diverso, in quanto assurgono a simbolo della personalità romantica, quale fu quella di Cesare Pavese scrittore. Il suo rapporto contraddittorio con la solitudine, recriminata ma al tempo stesso desiderata, la continua ricerca di legami profondi e duraturi, l’angoscia per tutto ciò che viene avvertito come pericolosamente irrazionale ed aleatorio: sono questi i conflitti di cui lo scrittore piemontese visse sino in fondo la grande drammaticità.
Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con altri.
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