Inutile negarlo, siamo tutti degli inguaribili romantici.

Strano mondo, in piena era multimediale, il romanticismo percorre anche le strade non tradizionali; un neo-romanticismo pensato per i più giovani che non disdegnano di commuoversi, purché tecnologicamente.
In tutto questo la
fotografia contemporanea emerge con uno stile di pensiero che affianca il cuore e la colpa; quindi contraddizioni, debolezze, ribellioni, sconfitte ma anche gioie e passioni.

I fotografi protagonisti della VII edizione della Biennale Internazionale di Fotografia fanno propria la Teoria Romantica della Sguardo e sarà proprio questa la sfida, la provocazione e insieme, il progetto: mostrare le affinità ideali e spirituali esistenti tra la visione romantica intesa soprattutto come esperienza del sublime, e la pratica della fotografia.

Il senso del sublime è la relatività dell’uomo che si confronta con l’assoluto, con una natura più grande e potente di lui che suscita al tempo stesso terrore e rapimento, angoscia ed estasi.

Anche la fotografia opera una trasformazione sugli oggetti che ritrae: spesso fotografare è l’unico modo per vedere, isolare frammenti di realtà e aprire la porta all’infinito gioco delle interpretazioni e delle emozioni di chi si farà coinvolgere, su un vedere che diventa passione e su un modo impreciso di stare al mondo che rifiuta la sequenzialità delle emozioni e che difende la propria inquietudine.

Ma cosa lega il cuore alla colpa?

Il cuore è il luogo del sentimento, non il luogo delle pulsioni sdolcinate che erroneamente o superficialmente vengono definite romantiche, ma il luogo del senso intimo.
Ad esso si contrappone il senso della sregolatezza: l’uomo non si ritrova più nel suo tempo e cerca una via di fuga; il suo senso di libertà soffoca schiacciato dalle regole imposte dalla normalità sociale assunta a legge morale.
Ecco quindi che da queste attitudini, da queste pulsioni scaturisce la voglia di sentimenti spontanei, il desiderio insopprimibile di ritrovare veri amori da una parte e, dall’altra, di non riconoscersi nel proprio mondo e trasgredirne le regole. Nasce allora, e si mostra, il senso di colpa per non aver rispettato un ruolo stabilito.

E’ la maionese che è impazzita, ma è anche lo straordinario cinismo del limone con la tequila.

Alla fine il piatto è pronto e viene fuori l’enorme debito dell’uomo nei confronti della natura, della genuinità, dimenticata dal senso di potere.

Questo è il viaggio della VII Biennale Internazionale di Fotografia.

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