L'esposizione apre con la sezione storica.
La parola chiave é ALBUM inteso come raccolta, compendio della memoria intima o sociale.
Ne fanno parte le mostre dedicate all'album di famiglia di Cesare Pavese, come pure le cartes de visite di Disderi, e le immagini del matrimonio del secolo, che narra di passionalità, bellezza e ricchezza, fra Edoardo VIII, Re d'Inghilterra e Wally Simpson.

La SPIRITUALITA' permea in modo contrapposto altri due importanti documenti: un album sui Manicomi di Torino (1910) e Milano (1937/45); e quello del Congresso Eucaristico che si tenne a Torino nel 1953.

II VIAGGIO della tradizione romantica rappresentato da un raro garotipo di Maxime Du Camp amico e compagno di Gustave Flaubert.

Con Lewis Hine la fotografia del periodo moderno, non evoca emozioni, non ritrae, ma tocca il tema della DENUNCIA del senso di colpa della società.
Lewis Hine è paladino di una crociata che culmina con l'approvazione di alcune leggi che posero fine allo sfruttamento minorile.

La TRASGRESSIONE e messa in mostra con le immagini "distorte" di Weegee o i fotomontaggi che proclamano l'assoluta libertà della creazione artistica di dada e futuristi.

Si chiude la sezione storica per passare alla contemporanea attraverso una selezione di trenta immagini di Robert Frank, Diane Arbus e Duane Michals .
La fotografia abbandona il ruolo documentario, sfugge al sentimento della memoria e comincia una riflessione sulla condizione umana in rapporto all'immagine e alla sua rappresentazione. Tecnicamente si va oltre il reportage e si afferma l'uso della serie e delle sequenze.

Riflettere sulla condizione umana porta molto spesso a considerare gli errori propri o altrui.
Allo sbaglio può seguire la DERIVA estrema via di fuga del mondo contemporaneo.
Le dieci stampe in bianco e nero di Larry Clark della serie Tulsa narrano della vita disperata fra sesso e droga della gioventù degli anni settanta nella cittadina americana.

La fotografia scrive la realtà anche quella più intima.
Le cinque stampe di Cindy Sherman raccontano la storia unica di un'artista che per anni ha fotografato solo se stessa, oltre i confini dell'autoritratto.
II RITRATTO diventa espressione del modo di essere e della ricerca intima.
II percorso fotografico di Juan Ortiz negli elementi di rappresentazione dell'immaginario magico-religioso, il gesto e il simbolo.
II ritratto dissacrante di Pierre e Gilles.
II lavoro concettuale di Sophie Calle, La Filature.
L'intimità sta alla base del lavoro di Alexander Laurenzo che cerca di superare ciò che Roland Barthes affermava: "Appena mi sento fotografato, mi metto in posa, mi trasformo anticipatamente in immagine".
Al ritratto si associa il ricordo o in questo caso sarebbe meglio dire la sue negazione e il superamento.
Gli sguardi dei defunti oggetto dell'installazione di Alain Fleisher, si modificano fino a svanire nel corso dell'esposizione (le stampe non sono fissate e sono immerse nell'acqua) rivivono quindi il tempo di un incontro, sono monito severo del limite del ricordo.
E Les Veroniques, la serie di immagini presentate da Patrick Bailly Maitre Grand, perdono la connotazione del volto per affermare il valore evocativo dell'ombra.
II titolo Eco di qualcosa d'altro: una forma in cui si incontrano la storia, il mito, il simbolo, la psiche.

Alla Felicità e spesso associato l'AMORE (e la coppia); in amore bisogna essere in tre: l'uno, l'altro e la grazia.
Le Bonheur di Florence Chevallier descrive la geografia sottile e instabile del rapporto amoroso.

La MALATTIA come stato mentale, tema romantico, ha come pretesto l'Aids, il virus del secolo, ma entrambi i reportage di Nan Goldin e di Scott Thode sono atti d'amore vitali, non compassionevoli, diretti l'uno all'amica Cookie Mueller e l'altro a una ragazzina di nome Venus.

Del paradossale rapporto tra DOLORE e PIACERE si occupa Regine Cirotteau nella serie Aura Hysterical

La fotografia si afferma come pratica esistenziale e non come atto di documentazione del reale nei lavori di tre giovani artisti: Carlo Benvenuto, Paola De Pietri e Luisa Lambri coordinati da Raffaella Cortese, ponendo al centro della loro ricerca la rappresentazione del vissuto, intendono la fotografia come pratica necessaria per definire il nostro rapporto con lo spazio: "Descrivere ma non narrare" il proprio spazio domestico, inserendo tra se e questo ambiente la maggior distanza possibile (e l'esperienza di Carlo Benvenuto); gli spazi quotidiani che trasudano frammenti di vissuto come contrapposizione all'assenza, al freddo e al vuoto (Paola De Pietri); sono luoghi estranei, poco rassicuranti nella loro raggelante anonimità, nei quali la Lambri si avventura mossa della ricerca, della nostalgia e dal desiderio di evocare la presenza di chi quei luoghi ha abitato.

Continua il gruppo dei giovani autori che intendono la fotografia come pratica esistenziale con Marzia Migliora , Fabio Paleari (produzione Biennale '97), Valentin Vallhonrat e Alessandra Spranzi.
Molteplici i temi affrontati nelle loro ricerche, fra questi: - la riflessione sull'idea di conservazione e catalogazione post-mortem dell'uomo di Marzia Migliora; - il reportage intimista dell'autocoscienza, la spiritualità del Terzo Millennio, che ci permette di affrontare la morte e ci spoglia di qualsiasi senso di colpa: é il viaggio di Paleari; - la fuga nella Natura troppo spesso segnata da "paradisi artificiali" nei Diorami della Spranzi.

I quattro artisti presenti in Camera d'Arte: Per Barclay (Norvegia), Susy Gomez (Spagna), Simone Westerwinter (Germania) e Daniel Blaufuks (Portogallo), coordinati da Giorgio Persano offrono uno stimolante esempio di quanto l'arte contemporanea sempre più abbraccia la fotografia facendone mezzo proprio di espressione artistica.
Le installazioni dei quattro artisti, presenti nelle collezioni di importanti Musei d'Arte Contemporanea e che hanno all'attivo esposizioni personali di livello internazionale (Blautoks e invitato alla prossima edizione di Documenta - Kassel e Susy Gomez e reduce da una grande personale alla Fondazione Miro) sono appositamente studiati per la Biennale, e affermano quindi ancora una volta l'aspetto progettuale della manifestazione.

La PRIGIONE come luogo di sospensione, di attesa, di non vita.
Il reportage di Jane Evelyn Atwood sul carcere femminile e l'installazione sui temi dell'olocausto di Silvio Wolf .
II richiamo all'olocausto (o meglio agli olocausti nel mondo) e presente nel lavoro del tedesco Henning Langenheim "OId Ramp".
La serie ripete fotogramma per fotogramma il cammino verso il non ritorno, segnato dai binari che portavano ad Auschwitz.
Accompagnato dal silenzio di una natura che si è ripresa il proprio spazio e dalle tracce che l'uomo ha infrapposto fra il ricordo del passato e la sue stessa condanna, fra il vivere quotidiano e la voglia di dimenticare.
I "passi" delle immagini sono tracce di una memoria fisica parzialmente cancellata dai segni del tempo.

I contributi di Ulrich Wüst (storia di giovani nella Berlino democratica al tempo del Muro) e di Joachim Schmid (una ricerca sul valore dello "scarto" fotografico e sul recupero delle immagini buttate) completano il quadro delle partecipazioni tedesche alla Biennale.

Un ritorno contemporaneo all'ALBUM di famiglia rappresentato nel lavoro di Catherine Poncin che riproduce fotografie tratte dalle pagine dei giornali e da archivi o trovate nei mercatini, decontestualizzandole e lasciando la ricostruzione della storia o del ricordo allo spettatore.

Al GIOCO, all'Infanzia "al mito dell'eterno fanciullo" ci riportano in modo contrapposto il dolce reportage di Marianna Cappelli e l'installazione di Alexander Apostol, in cui il Gioco del Mondo (o della Settimana) si ripropone con un collage di immagini coperto da una lastra di plexiglass: un gioco al quale non e più possibile giocare.

Il viaggio si chiude con tre REPORTAGE: quello di Paolo Pellegrin (produzione Biennale '97 in collaborazione con Grazia Neri), e un viaggio dall'Europa all'Asia legato alla pornografia.
Modi diversi di vendere il proprio corpo come segni di diversi modi di intendere la colpa e il peccato.
Ernesto Bazan "Cuba", affronta l'ultimo monumento del marxismo.
Dopo la fuga dei Russi e l'embargo totale degli Stati Uniti, Castro e la sua gente dimostrano al mondo che sacrificio non sempre significa rassegnazione.
Ed infine quello di Massimo Siragusa che ci riporta nel mondo della spiritualità dell'Italia dei nostri giorni.

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